Pallade Veneta - Banca Generali, la Next Gen è il futuro del private banking

Banca Generali, la Next Gen è il futuro del private banking


Banca Generali, la Next Gen è il futuro del private banking
Banca Generali, la Next Gen è il futuro del private banking

Servizi avviati verso un modello ibrido tra relazione umana e tecnologia

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La Next Generation è ancora una quota minoritaria della clientela del private banking in Italia, pari a circa il 21%, ma è destinata a diventare il principale motore della creazione e della gestione della ricchezza. È quanto emerge dal decimo Rapporto annuale dell'Osservatorio Private Banking, promosso da LIUC Business School e Banca Generali, presentato oggi al Training&Innovation Hub della banca. Lo studio, realizzato con il supporto di AllianceBernstein, Goldman Sachs e Invesco, analizza il ruolo delle nuove generazioni come driver di trasformazione del settore. I private banker rilevano un interesse medio-alto dei giovani verso i servizi bancari evoluti, a fronte però di un potenziale di ingaggio ancora inespresso. Tra i principali ostacoli all'accesso al private banking figurano la limitata disponibilità di patrimonio iniziale, i costi percepiti elevati, una scarsa conoscenza del servizio e una distanza comunicativa e generazionale. Da qui la richiesta di soluzioni più accessibili, flessibili e orientate a una relazione continuativa, supportate da strumenti digitali semplici e intuitivi. La Next Generation, secondo il rapporto, predilige un modello di consulenza ibrido, che integri tecnologia e relazione umana, con un linguaggio chiaro e una riduzione della complessità informativa. Un cambiamento che impone un ripensamento del modello di servizio lungo tre direttrici: integrazione tra uomo e tecnologia, maggiore impegno nell'educazione finanziaria e rafforzamento del ruolo sociale della banca. "La Next Generation non rappresenta soltanto una futura base di clientela, ma un fattore di trasformazione del private banking stesso", afferma Anna Gervasoni, rettore della LIUC, sottolineando la necessità di "superare una logica di esclusività patrimoniale a favore di una relazione di lungo periodo". Per Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, la ricerca evidenzia "le grandi potenzialità nell'accompagnare la Next Generation nelle sfide di pianificazione e gestione del patrimonio futuro", puntando su "sicurezza, semplicità operativa e integrazione tra tecnologia, AI e consulenza professionale".

E.M.Filippelli--PV

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La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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