Pallade Veneta - Borsa: l'Europa sale con dati Usa e Wall Street, Milano +1,5

Borsa: l'Europa sale con dati Usa e Wall Street, Milano +1,5


Borsa: l'Europa sale con dati Usa e Wall Street, Milano +1,5
Borsa: l'Europa sale con dati Usa e Wall Street, Milano +1,5

A Piazza Affari scivola la difesa. Spread Btp e Bund a 62 punti

Cambia la dimensione del testo:

Le Borse europee sono in rialzo con gli sviluppi positivi sulla Groenlandia e i dai e dopo i dati del Pil e del mercato del lavoro degli Stati Uniti. Gli investitori tornano a concentrarsi sull'impatto degli investimenti dell'intelligenza artificiale. Sul fronte valutario il dollaro continua a indebolirsi. L'euro sale a 1,1717 sul biglietto verde. L'indice stoxx 600 sale dell'1,1%, dopo l'avvio positivo di Wall Street. Maglia rosa per Milano (+1,5%), In netto rialzo Parigi (+1,2%), Francoforte (+1,1%), Madrid (+1%) e Londra (+0,5%). I principali listini sono sostenuti dalle banche banche (+1,5%) e dalle assicurazioni (+0,7%). Avanza anche il comparto tecnologico (+1,4%), le auto (+1,7%) e il lusso (+1,1%). Bene le utility (+0,9%), con il prezzo del gas in calo. Ad Amsterdam le quotazioni cedono il 4,3% a 37,53 euro al megawattora. Giù l'energia (-0,9%), con il petrolio che scivola. Il Wti scende a 59,96 dollari al barile (-1,1%) e il Brent a 64,51 dollari (-1%). Non si arresta la corsa dell'oro. Il metallo prezioso guadagna lo 0,2% a 4.839 dollari l'oncia. Sale anche l'argento a 94 dollari (+0,2%). In flessione i titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund scende a 62 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,50%. A Piazza Affari mostra i muscoli Buzzi (+3,8%). Corrono anche Prysmian e Stm (+3,2%). Tra le banche in luce Mps (+2,3%), nel giorno del Cda per la lista. Sale Tim (+1,6%) e Stellantis (+1,7%). Seduta negativa per il settore della difesa. scivola Fincantieri (-6,3%) e Leonardo (-2,7%).

C.Conti--PV

In primo piano

Moody's lima il pil dell'Italia nel 2026 a +0,7%, inflazione accelera

Pesa la guerra in Iran. Nel 2027 la crescita +0,8%

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Cambia la dimensione del testo: