Pallade Veneta - Entro maggio la direttiva sulle case green, costo per l'Italia 85 miliardi

Entro maggio la direttiva sulle case green, costo per l'Italia 85 miliardi


Entro maggio la direttiva sulle case green, costo per l'Italia 85 miliardi
Entro maggio la direttiva sulle case green, costo per l'Italia 85 miliardi

Sima-Velux, giro d'affari da 280 miliardi tra impatti diretti, indiretti e l'indotto

Cambia la dimensione del testo:

A maggio 2026 scade il termine entro il quale l'Italia dovrà recepire la normativa europea "Case green" sulle prestazioni energetiche degli edifici, una rivoluzione in ambito immobiliare che costerà al nostro Paese circa 85 miliardi di euro entro il 2030 solo in termini di riqualificazione energetica, generando un giro d'affari da 280 miliardi di euro tra impatti diretti, indiretti e l'indotto. Lo ricordano gli esperti della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e Velux Italia, che proprio sul tema hanno organizzato una tavola rotonda per il prossimo 29 gennaio, chiamando a raccolta istituzioni, politici, tecnici e società scientifiche. "Entro il 29 maggio l'Italia dovrà recepire nel proprio ordinamento la direttiva europea che per gli edifici residenziali impone una riduzione dei consumi energetici del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035" ma "occorre adottare un approccio integrato che consideri la prestazione dell'edificio in relazione non solo ai consumi energetici, ma anche alla qualità degli ambienti" - spiegano Sima e Velux Italia. "L'evidenza scientifica conferma che la qualità degli ambienti interni genera benefici sanitari, sociali ed economici misurabili. Dal punto di vista energetico, ad esempio, l'uso efficace della luce naturale consente riduzioni dei consumi elettrici per illuminazione comprese tra il 16% e il 20% nel settore residenziale - spiega il presidente Sima, Alessandro Miani - Un ruolo centrale è svolto dalle strategie passive di adattamento climatico, in particolare dalle schermature solari esterne, che consentono di ridurre il surriscaldamento estivo, stabilizzare le temperature interne, contenere i picchi di domanda elettrica e migliorare il comfort termico e visivo". "Il governo, nel recepire la direttiva "Case green", deve dare cittadinanza normativa anche alla qualità degli ambienti Interni: inserirla in leggi, capitolati e APE con criteri misurabili e premialità per luce naturale, ventilazione e schermature", conclude Lorenzo Di Francesco, Public Affairs Manager di Velux Italia.

E.Magrini--PV

In primo piano

Moody's lima il pil dell'Italia nel 2026 a +0,7%, inflazione accelera

Pesa la guerra in Iran. Nel 2027 la crescita +0,8%

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Cambia la dimensione del testo: