Pallade Veneta - Friulia entra in Pintaudi (Polo del Gusto) con 1,2 milioni di euro

Friulia entra in Pintaudi (Polo del Gusto) con 1,2 milioni di euro


Friulia entra in Pintaudi (Polo del Gusto) con 1,2 milioni di euro
Friulia entra in Pintaudi (Polo del Gusto) con 1,2 milioni di euro

Operazione a sostegno del piano di sviluppo di Riccardo Illy

Cambia la dimensione del testo:

Pintaudi, società specializzata nella produzione di prodotti da forno di alta qualità, con sede a Trieste e controllata dalla holding Polo del Gusto, presieduta da Riccardo Illy, ha annunciato che la società finanziaria della Regione Fvg Friulia è entrata nel proprio capitale. L'accordo, definito un "passo strategico nel percorso di crescita e di consolidamento industriale dell'azienda" ha un valore complessivo di 1,2 milioni di euro, di cui 700 mila euro sotto forma di finanziamento e 500 tramite aumento di capitale per una partecipazione del 35%. L'intervento mira a sostenere un programma di sviluppo e gli investimenti per soddisfare la crescente domanda dei prodotti Pintaudi, aumentando i volumi produttivi ma conservando le caratteristiche di una manifattura artigianale. A seguito della transazione, l'assetto societario di Pintaudi si configura dunque con Friulia che detiene una partecipazione del 35%, la holding Polo del Gusto che riduce la propria quota al 63,4% dal 97,5% con la quota residua che rimane in capo a Giuseppe Pintaudi, fondatore e presidente dell'azienda. Impegnata in un percorso di crescita di fatturato e di volumi, Pintaudi è entrata nel Polo del Gusto nel 2021 e nel 2025 ha ottenuto importanti certificazioni internazionali, tra cui BRC e IFS, fondamentali per operare anche nel canale della grande distribuzione premium. Per Riccardo Illy, Presidente del Polo del Gusto, "l'ingresso di Friulia nel capitale è il risultato di un progetto industriale solido e credibile; per Pintaudi si apre una nuova fase di sviluppo, in continuità con il percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni".

H.Lagomarsino--PV

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: