Pallade Veneta - Borsa: Milano (+0,9%) bene con l'Europa dopo l'avvio di Wall street

Borsa: Milano (+0,9%) bene con l'Europa dopo l'avvio di Wall street


Borsa: Milano (+0,9%) bene con l'Europa dopo l'avvio di Wall street
Borsa: Milano (+0,9%) bene con l'Europa dopo l'avvio di Wall street

Resta in controtendenza Francoforte. Scatto di Mediobanca (+4%), giù Stm

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Mercati azionari del Vecchio continente sempre in rialzo dopo la partenza incerta di Wall street e i dati macro dagli Stati Uniti. La Borsa migliore è quella di Madrid che sale dell'1,1%, con Londra e Amsterdam che ondeggiano su un rialzo di un punto percentuale. Parigi e Milano crescono dello 0,9%, mentre resta in controtendenza Francoforte (-0,9%) dove pesa il forte calo di Sap (-14%). Gli operatori guardano soprattutto alle trimestrali, con le tensioni tra Usa e Iran che alimentano la corsa delle materie prime, con il dollaro sempre di corsa (+4%) e un massimo di giornata del contratto spot a oltre 5.600 dollari. Calmo l'euro a quota 1,19 contro il dollaro, con lo spread tra Btp e Bund piatto sui 60 punti base. In questo contesto in Piazza Affari scatta Mediobanca che sale del 4%, con Pirelli sullo stesso piano dopo l'ipotesi della creazione di un blind trust al quale conferire il pacchetto azionario di Sinochem. Bene anche Eni (+2,5%) e Generali, che cresce di due punti base. Sempre molto debole dopo i conti e una partenza sprint Stm, che cede il 4% a 23,7 euro.

M.Jacobucci--PV

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La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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