Pallade Veneta - Borsa: Milano (+1%) solida con l'Europa dopo l'avvio di Wall street

Borsa: Milano (+1%) solida con l'Europa dopo l'avvio di Wall street


Borsa: Milano (+1%) solida con l'Europa dopo l'avvio di Wall street
Borsa: Milano (+1%) solida con l'Europa dopo l'avvio di Wall street

Dollaro e titoli di Stato calmi dopo la scelta di Warsh a prossimo presidente Fed

Cambia la dimensione del testo:

Mercati azionari del Vecchio continente sempre in chiaro rialzo anche con l'avvio incerto di Wall street dopo che Donald Trump ha scelto di nominare Kevin Warsh quale prossimo presidente della Federal Reserve, alla scadenza del mandato di Jerome Powell in maggio. La Borsa migliore in Europa è quella di Madrid, che sale dell'1,8% spinta dal settore bancario, con Milano che cresce attorno al punto percentuale. Seguono i listini di Francoforte (+0,9%) e Parigi (+0,7%), con Amsterdam e Londra in crescita dello 0,4%. Calmo lo spread Btp-Bund a 61 punti base, con l'euro in leggero calo a quota 1,19 contro il dollaro. In leggero aumento i rendimenti dei titoli di Stato Usa. Oro sempre in forte calo (-4%) poco sopra i 5mila dollari con il contratto spot. Gas piatto a 38,5 euro al Megawattora. In questo contesto in Piazza Affari, Mediobanca cresce del 2,4%, Stm recupera due punti percentuali dopo lo scivolone di ieri, con Intesa che sale allo stesso ritmo. Debole Fincantieri che scende del 3% a 16 euro dopo un report di Intesa che ha peggiorato la raccomandazione sul titolo da 'buy' a 'neutral'.

A.Rispoli--PV

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: