Pallade Veneta - Sindacati, da Woolrich-Basicnet ritiro dei trasferimenti unilaterali

Sindacati, da Woolrich-Basicnet ritiro dei trasferimenti unilaterali


Sindacati, da Woolrich-Basicnet ritiro dei trasferimenti unilaterali
Sindacati, da Woolrich-Basicnet ritiro dei trasferimenti unilaterali

Giudizio 'positivo' di Cgil-Cisl-Uil, intesa sarà sottoposta ai lavoratori

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L'ipotesi di accordo a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori di Woolrich Europe raggiunta oggi in Regione Emilia-Romagna prevede il ritiro dei trasferimenti unilaterali verso la sede di Torino dei circa 140 dipendenti coinvolti tra Bologna e Milano. I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs esprimono un "primo giudizio positivo" sull'accordo che nei prossimi giorni sarà sottoposto ai lavoratori Wooltich e ne spiegano i dettagli. L'ipotesi di accordo prevede trasferimenti a Torino esclusivamente su base volontaria, con una copertura economica per le spese di trasporto e un incentivo aggiuntivo rispetto a quanto previsto dalla contrattazione collettiva nazionale. Ai lavoratori che opteranno per questa soluzione sarà garantita la possibilità di svolgere l'attività per due giornate a settimana in smart working, come previsto dall'integrativo vigente; possibilità di uscite volontarie, con un incentivo economico modulato in base all'anzianità aziendale; mantenimento dei presidi territoriali di Milano e Bologna fino ai primi mesi del 2027, garantendo continuità occupazionale e, qualora necessario, la possibilità di attivare un ammortizzatore sociale al termine del percorso, nel caso in cui alcuni lavoratori risultassero ancora in forza nelle due sedi. "La positiva chiusura della vertenza - spiegano i sindacati - conferma l'importanza del ruolo delle organizzazioni sindacali nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e sottolinea il contributo delle istituzioni regionali nel garantire la tenuta economica e reddituale delle persone coinvolte, oltre a preservare - seppur temporaneamente - professionalità e attività produttive nei territori interessati".

J.Lubrano--PV

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La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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