Pallade Veneta - I tumori potrebbero non essere una malattia genetica

I tumori potrebbero non essere una malattia genetica


I tumori potrebbero non essere una malattia genetica
I tumori potrebbero non essere una malattia genetica

Studio invita a considerare altre ipotesi

Cambia la dimensione del testo:

I tumori potrebbero non essere una malattia genetica, che ha origine solo dalle mutazioni dannose che si accumulano nelle cellule: un articolo pubblicato sulla rivista Plos Biology, che vede come primo firmatario Sui Huang dell'Istituto statunitense per la Biologia dei Sistemi, sostiene che sia il momento di rivedere questa teoria e invita i ricercatori a considerare altre ipotesi, con l'obiettivo di aprire nuove strade per la cura e la prevenzione del cancro. "Accettare l'idea che l'origine del cancro vada oltre il regno delle mutazioni genetiche aprirà nuove prospettive sul trattamento e la prevenzione", dicono gli autori. "Ciò rafforzerà le politiche di sanità pubblica volte a prevenire l'esposizione a fattori ambientali che possono promuovere il cancro - aggiungono - come additivi alimentari, plastiche e molte altre sostanze tossiche che alterano l'equilibrio dei tessuti dell'organismo". L'articolo sostiene che la teoria attuale, che vede nascere i tumori a partire da cellule diventate 'fuori controllo', mostra diverse contraddizioni: ad esempio, molti tumori non presentano mutazioni genetiche considerate dannose e, allo stesso tempo, mutazioni identificate come cancerogene possono manifestarsi in tessuti dell'organismo che sono invece sani. Huang e colleghi propongono, dunque, una visione più ampia che include anche meccanismi non genetici per spiegare l'origine del cancro: tra questi, potrebbero avere un ruolo le interruzioni nelle reti di regolazione genica, o i disturbi dovuti all'organizzazione di cellule e tessuti circostanti. Queste ipotesi alternative potrebbero stimolare nuovi studi ed esperimenti che facciano fare passi avanti nella comprensione dei processi chiave dei tumori.

F.Abruzzese--PV

In primo piano

Skoda Peaq: Nuovo SUV elettrico a 7 posti

Škoda presenterà il Peaq nell’estate 2026 come il suo veicolo elettrico più grande. Il nome richiama il “picco” e indica la posizione di vertice della gamma. Derivato dal concept Vision 7S, il Peaq adotta il linguaggio di design Modern Solid con superfici pulite, fari a forma di C e un frontale Tech‑Deck. Le dichiarazioni ufficiali sottolineano un abitacolo pensato per famiglie moderne e professionisti, con sette posti e ampi spazi. La piattaforma MEB del gruppo Volkswagen consente un pianale piatto e un passo lungo, garantendo molto spazio per passeggeri e bagagli. Škoda evidenzia le soluzioni “Simply Clever” come sedili modulari, vani portaoggetti e materiali riciclati.I dati tecnici non sono ancora definitivi, ma si prevede una batteria di circa 89 kWh che offra un’autonomia WLTP vicina a 600 km e una ricarica rapida fino a 200 kW. Probabili anche versioni con due motori e trazione integrale, più potenti dell’attuale Enyaq. I sette posti dovrebbero ripiegarsi per creare un ampio vano di carico. Posizionato al di sopra di Kodiaq ed Enyaq, il Peaq diventerà l’ammiraglia di Škoda pur mantenendo un prezzo inferiore ai modelli premium come Kia EV9 e Hyundai Ioniq 9.

Sparati via da impatti, così batteri possono viaggiare tra pianeti

Sollevano domande sull'origine della vita e sulle misure adottate dalle missioni spaziali

Fregatura alla pompa

I prezzi dei carburanti in Germania sono diventati una questione politica. Dallo scoppio della guerra in Iran e dalla chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz, le quotazioni del petrolio sono aumentate. Il prezzo del greggio è salito di circa il 20 % a 84 dollari al barile e il prezzo all’ingrosso del diesel a Rotterdam è aumentato di 26 centesimi al litro, quasi il 50 %. A metà marzo 2026 gli automobilisti tedeschi pagavano in media 2,156 euro per litro di gasolio e 2,037 euro per il Super E10.I gestori delle stazioni di servizio sottolineano di non fissare loro stessi i prezzi. Il portavoce della loro associazione accusa le compagnie petrolifere di vendere a caro prezzo carburante acquistato a basso costo, definendo questa pratica «capitalismo predatorio». I gestori non traggono alcun beneficio da questi margini, ma subiscono la rabbia dei clienti. Anche le vendite nei negozi delle stazioni calano perché gli automobilisti arrabbiati non comprano più nulla.Il governo di Friedrich Merz ha risposto con un pacchetto di misure: le stazioni potranno aumentare i prezzi solo una volta al giorno, a mezzogiorno; le riduzioni potranno avvenire in qualsiasi momento; una parte delle riserve statali di petrolio sarà rilasciata; e l’autorità antitrust avrà maggiori poteri. La presidente del SoVD, Michaela Engelmeier, giudica queste misure insufficienti: senza un tetto ai prezzi, i consumatori restano in balia delle aziende e occorrono aiuti mirati per le famiglie a basso e medio reddito. Gli esponenti del SPD chiedono un tetto per evitare che i cittadini vengano «spennati», mentre la ministra dell’Economia, Katherina Reiche, esclude un sussidio statale sul carburante.

Investire su IA e quantum per arrivare alle prime centrali per la fusione

Studio del Doe indica le sfide tecnologiche per centrali pilota nel 2040

Cambia la dimensione del testo: