Pallade Veneta - Indizi sulla vita extraterrestre nascosti in grotte fluorescenti

Indizi sulla vita extraterrestre nascosti in grotte fluorescenti


Indizi sulla vita extraterrestre nascosti in grotte fluorescenti
Indizi sulla vita extraterrestre nascosti in grotte fluorescenti

Spiegano come gli organismi sopravvivono in ambienti estremi

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Indizi sulla vita extraterrestre si nascondono nelle profondità della Terra, in grotte sotterranee che si accendono di colori fluorescenti sotto una luce a raggi ultravioletti: questi spettacolari effetti sono infatti dovuti alla presenza di minerali trasportati lì milioni di anni fa probabilmente dall'acqua, che potrebbero permettere ad alcuni organismi di sopravvivere anche in ambienti estremi come Europa, la luna ghiacciata di Giove. Lo afferma la ricerca guidata da Joshua Sebree dell'Università dell'Iowa Settentrionale, i cui risultati verranno presentati all'incontro della Società Americana di Chimica, in programma dal 23 al 27 marzo. I ricercatori hanno esplorato diverse grotte sotterranee presenti negli Stati Uniti, a partire dalla 'Grotta del Vento' del South Dakota, dove l'aria si muove costantemente al suo interno come se la grotta respirasse, da cui il nome. Esaminate alla luce Uv, alcune zone delle grotte si sono trasformate, offrendo uno spettacolo di colori dal verde al blu, al rosa. "Quando abbiamo acceso le luci Uv - dice Sebree - quella che prima era solo una semplice parete di roccia marrone si è trasformata in uno strato luminoso di minerali fluorescenti che indicavano dove, 10mila o 20mila anni fa, c'era una pozza d'acqua". In genere, per analizzare la composizione chimica di una roccia se ne preleva un campione da studiare in laboratorio. Gli autori dello studio hanno invece messo a punto un metodo meno invasivo che permette di mantenere la grotta inalterata: hanno usato, infatti, uno strumento portatile che permette di raccogliere la luce emessa dalle rocce, che rappresenta una sorta di 'impronta digitale' dei vari minerali. "È stato davvero interessante vedere come si può applicare la scienza sul campo - commenta Anna Van Der Weide, che ha partecipato alla ricerca - e imparare come si lavora in quegli ambienti".

E.M.Filippelli--PV

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