Pallade Veneta - Trovata nei topi la proteina anti-stress dei follicoli piliferi

Trovata nei topi la proteina anti-stress dei follicoli piliferi


Trovata nei topi la proteina anti-stress dei follicoli piliferi
Trovata nei topi la proteina anti-stress dei follicoli piliferi

Apre a trattamenti per alcune forme di alopecia

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È stata trovata la proteina 'anti-stress' dei follicoli piliferi, che li protegge al momento del risveglio dalla loro fase di riposo: si chiama Mcl-1 ed è stata identificata grazie a esperimenti svolti sui topi. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Communications da un gruppo guidato dalla Scuola di Medicina Duke-Nus di Singapore, apre a nuovi trattamenti per alcune forme di alopecia, quelle che dipendono appunto da Mcl-1: senza questa proteina, infatti, le cellule staminali contenute nei follicoli piliferi smettono del tutto di funzionare, impedendo la ricrescita dei capelli. Il follicolo pilifero è una struttura della pelle che produce le cellule che andranno a formare il pelo o il capello. Il follicolo, però, non è sempre attivo: attraversa cicli ricorrenti di crescita e quiescenza indipendenti per ogni follicolo. La fase attiva dura in media dai 2 ai 6 anni, ma può variare notevolmente tra individui diversi e tra zone del corpo diverse: in ogni momento, l'85-90% dei capelli si trova in questa fase. C'è poi una fase di transizione intermedia di 2-3 settimane e, infine, il follicolo entra nella fase di riposo che dura 2-4 mesi, durante la quale il capello non riceve più sostanze nutritive e cade. I ricercatori guidati da Hui San Chin hanno scoperto che Mcl-1 gioca un ruolo fondamentale nel periodo di crescita: nei topi nei quali la produzione della proteina è bloccata, le cellule staminali attive presenti nel follicolo pilifero si esauriscono rapidamente e viene del tutto impedita la ricrescita dei peli che normalmente avviene dopo la depilazione dell'animale. "Questo studio amplia la nostra comprensione dei meccanismi molecolari alla base della rigenerazione del follicolo pilifero - affermano gli autori dello studio - e offre nuove indizi su come vengono orchestrate la sopravvivenza delle cellule staminali e la rigenerazione dei tessuti".

T.Galgano--PV

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