Pallade Veneta - Tumori, in organoidi di muscoli la chiave contro il deperimento

Tumori, in organoidi di muscoli la chiave contro il deperimento


Tumori, in organoidi di muscoli la chiave contro il deperimento
Tumori, in organoidi di muscoli la chiave contro il deperimento

Ottenuti da cellule staminali umane, aprono a nuove cure e riducono gli studi su animali

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Nuovi organoidi di muscoli ottenuti in laboratorio partendo da cellule staminali umane, che riproducono in 3D e in maniera semplificata il comportamento dei tessuti, potrebbero essere la chiave per comprendere e contrastare il deperimento che colpisce fino all'80% dei pazienti affetti da tumori. È il risultato dello studio internazionale coordinato dall'italiana Anna Urciuolo dell'Università di Padova e pubblicato sulla rivista Cell Reports Methods. La ricerca, che ha visto partecipare anche l'Istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli (Tigem) e l'Università di Bologna, apre così a nuove cure e permette anche di ridurre l'utilizzo della sperimentazione animale. La cosiddetta 'cachessia tumorale' è una sindrome caratterizzata principalmente dalla perdita di massa muscolare e spesso anche di grasso, che non è possibile fermare semplicemente mangiando di più. Porta a debolezza e stanchezza estreme e può compromettere la risposta del paziente alla chemioterapia e le sue probabilità di sopravvivenza. Per cercare di fare luce sui meccanismi alla base della cachessia, per la quale mancano ancora terapie efficaci, i ricercatori hanno sviluppato dei nuovi organoidi muscolari più accurati usando cellule staminali pluripotenti indotte: sono cellule adulte riprogrammate geneticamente per tornare a uno stato simile a quello delle staminali, che sono capaci di generare qualsiasi tessuto. "Avere in laboratorio un modello di muscolo scheletrico umano - afferma Urciuolo - in cui poter studiare i meccanismi molecolari alla base della cachessia muscolare indotta dal cancro, apre nuove prospettive per la conoscenza e l'identificazione di possibili bersagli terapeutici specifici per gli esseri umani. Queste prospettive, in futuro, potrebbero estendersi anche allo studio di altre patologie - aggiunge la ricercatrice - che, direttamente o indirettamente, affliggono il muscolo scheletrico".

P.Colombo--PV