Pallade Veneta - Nella Carolina del Nord la Silicon Valley del biotech

Nella Carolina del Nord la Silicon Valley del biotech


Nella Carolina del Nord la Silicon Valley del biotech
Nella Carolina del Nord la Silicon Valley del biotech

Un'area depressa trasformata nel parco tecnologico più grande degli Usa

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(di Gina Di Meo) Da area depressa ad uno dei più importanti hub biotecnologici al mondo. La storia recente della Carolina del Nord è un esempio virtuoso di politiche di sviluppo mirate a promuove la crescita sociale ed economica in uno Stato dal passato prevalentemente agricolo e risorto dalle proprie ceneri dopo il declino dell'industria del tabacco e del tessile. E' una storia di reinvenzione e la punta di diamante di questa rinascita è la Research Triangle Region, una zona delimitata dalle città di Raleigh, Durham e Chapel Hill, dove ha sede il Research Triangle Park (Rtp), il più grande parco di ricerca e innovazione industriale degli Stati Uniti. Nato alla fine degli anni 50' da un'iniziativa congiunta del governo federale e degli enti locali, in quasi 70 anni, grazie alla combinazione tra università, ricerca e imprese, il Rtp ha trasformato lo Stato del Sud in una sorta di Silicon Valley della East Coast. Le tre università presenti, Duke, Unc Chapel Hill e NC State, possono tutte vantare la designazione R1, (altissima attività di ricerca), e strizzano l'occhio a istituzioni accademiche di elite come Harvard, Stanford, Mit, Yale e Berkeley. Secondo i dati forniti all'ANSA dalla Research Triangle Region Partnership, l'organizzazione non profit che si occupa dello sviluppo economico del Rtp, si tratta di un'area tra quelle a più rapida crescita negli Usa.

B.Fortunato--PV

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Mercedes VLE elettrica: Prezzo e prestazioni?

Mercedes non sta semplicemente portando la Classe V nell’era elettrica; ne sta cambiando la natura. Con il VLE, il tradizionale grande veicolo per passeggeri diventa qualcosa di molto più vicino a una limousine su ruote. È qui che si trova il vero significato di questo rilancio. In futuro, Mercedes separerà in modo più netto il VLE, posizionato in un’area vicina alla Classe E, dal VLS, ancora più lussuoso e destinato al vertice assoluto della gamma. Questo nuovo inizio non guarda quindi solo alle famiglie europee o ai servizi alberghieri, ma a un mercato globale in cui i grandi van di lusso sono da tempo diventati simboli di status.Il salto tecnico è coerente con questa ambizione. Il VLE nasce per la prima volta su una piattaforma elettrica dedicata ai van e porta con sé proprio gli elementi che Mercedes vuole associare ai suoi modelli più raffinati: sistema a 800 volt, ricarica molto rapida, sospensioni pneumatiche, asse posteriore sterzante, abitacolo molto più digitale e un interno che vuole sembrare più un salotto che un veicolo da trasporto. Fino a otto posti, zona posteriore estremamente modulabile, tanto spazio utile e una buona capacità di traino servono a dimostrare che non si tratta soltanto di immagine. Mercedes vuole cancellare il vecchio compromesso: fare del VLE insieme una navetta business, un’auto di famiglia, una vettura da viaggio e un prodotto di rappresentanza.Per questo la questione dell’autonomia diventa il vero banco di prova della credibilità. Sulla carta il pacchetto convince: grande batteria, piattaforma elettrica moderna, aerodinamica curata, ricarica veloce e un chiaro tentativo di rendere realmente affrontabili i lunghi tragitti. Tutto ciò rende plausibile il dato ufficiale nel contesto del ciclo di omologazione. Sarebbe però sbagliato leggerlo come una garanzia d’uso quotidiano in qualsiasi scenario. Un veicolo di queste dimensioni parte già da una massa a vuoto molto elevata, e le versioni più pesanti aumentano ulteriormente il peso complessivo. Se poi si aggiungono passeggeri, bagagli, freddo, climatizzazione, cerchi grandi e velocità autostradali sostenute, il valore dichiarato è destinato a scendere. Il VLE non annulla la fisica; dimostra piuttosto fino a che punto la tecnica moderna riesca oggi ad attenuare i limiti classici di un grande elettrico.

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