Pallade Veneta - Così l'hantavirus si annida nell'organismo

Così l'hantavirus si annida nell'organismo


Così l'hantavirus si annida nell'organismo
Così l'hantavirus si annida nell'organismo

Indebolisce le pareti dei vasi sanguigni e sa sfuggire al sistema immunitario

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Si annida soprattutto nelle cellule che rivestono le pareti interne dei vasi sanguigni e le indebolisce progressivamente, riuscendo a sfuggire agli attacchi del sistema immunitario: è così che l'hantavirus si comporta quando riesce a entrare nell'organismo umano. La sua prima mossa è alterare il comportamento di queste, chiamate endoteliali, che in condizioni normali aiutano a mantenere in equilibrio la quantità di liquido all'interno dei vasi sanguigni. Il virus quindi le colonizza, senza ucciderle, secondo la ricostruzione pubblicata nel 2015 sulla rivista Virus Research dal gruppo di microbiologi della Stony Brook University guidato da Erich R Mackow. In primo luogo le cellule perdono la capacità di lanciare l'allarme al sistema immunitario attivando l'interferone beta. Questo accade perché il virus blocca gli interruttori che lanciano l'allarme usando una sua proteina. Di conseguenza, il virus ha più tempo a disposizione per replicarsi. Nello stesso tempo l'hantavirus fa in modo che i vasi sanguigni reagiscano in modo eccessivo al segnale, chiamato Vegf, che in particolari condizioni li rende più permeabili, per esempio quando l'ossigenazione è scarsa. Quando questa reazione viene stimolata in modo eccessivo dal virus, i vasi sanguigni diventano porosi e permeabili, perdendo una quantità di liquidi eccessiva. E' così che "le cellule iniziano a comportarsi in modo anomalo e il liquido può filtrare nei polmoni", osserva Roger Seheult, professore di Medicina interna all'Università della California a Riverside, commentando l'articolo in un post su X. E' come se il virus strappasse una sorta di velcro molecolare che fa aderire fra loro le cellule endoteliali. Un eccesso di Vegf, infatti, trascina all'interno delle cellule la proteina(chiamata Ve-cadeina) che in condizioni normali le tiene incollate: è questo a indebolire le connessioni tra le cellule endoteliali, permettendo al liquido di filtrare all'esterno. Questo stesso processo spiegherebbe come mai nella sindrome polmonare da hantavirus, le persone colpite sviluppino rapidamente l'edema polmonare, il che significa che il liquido si accumula nei polmoni.

A.Saggese--PV

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