Pallade Veneta - Arriva l'autotune anche per i rivelatori di onde gravitazionali

Arriva l'autotune anche per i rivelatori di onde gravitazionali


Arriva l'autotune anche per i rivelatori di onde gravitazionali
Arriva l'autotune anche per i rivelatori di onde gravitazionali

Permette di ricalibrare gli strumenti 'scordati' correggendo a posteriori i dati raccolti

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Ora anche i rivelatori di onde gravitazionali hanno un 'autotune' a disposizione: si chiama Astro Calibration e, proprio come avviene con i software di produzione musicale che riescono a correggere le note stonate di un cantante, permette di ricalibrare gli strumenti che in quel momento sono 'scordati', correggendo i dati anche dopo che sono già stati raccolti. La nuova tecnica, pubblicata sulla rivista Physical Review Letters, è stata messa a punto dai ricercatori che fanno parte della collaborazione Ligo-Virgo-Kagra (Lvk), la rete di rivelatori situati rispettivamente negli Stati Uniti, in Italia e in Giappone. "Queste scoperte dimostrano che abbiamo sviluppato una comprensione approfondita dell'intero nostro processo di analisi, dai segnali stessi al comportamento dei rivelatori", dice Elisa Maggio dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, tra gli autori dello studio. "Nei rari casi in cui si verifichi un malfunzionamento in un rivelatore, disponiamo ora di metodi di riserva affidabili per compensare il problema e sfruttare i dati provenienti dagli altri rivelatori". La straordinaria sensibilità dei rivelatori Ligo, Virgo e Kagra dipende da tanti fattori ed è possibile che uno di loro, al momento del passaggio di un'onda gravitazionale, non sia al massimo delle sue potenzialità. In questi casi, è fondamentale poter lavorare sui dati raccolti per migliorarne la qualità in un secondo momento. Adesso, Astro Calibration permette di fare proprio questo. Lo strumento è stato testato con due segnali particolarmente intensi captati a settembre 2024 e febbraio 2025. Al momento del loro arrivo uno dei due rivelatori Ligo, quello di Hanford, non era in condizioni ottimali. Confrontando i segnali previsti con quelli osservati e con quelli raccolti dagli altri rivelatori, i ricercatori hanno corretto i dati, scoprendo che il primo segnale è stato generato dallo scontro di due buchi neri con una massa pari a 9 e 7 volte quella del Sole, mentre il secondo si deve a due oggetti molto più grandi, con una massa pari a 35 e 30 volte quella del Sole.

T.Galgano--PV