Pallade Veneta - Salvatore Mereu, 'gli Alberi Erranti ricordano il nostro destino'

Salvatore Mereu, 'gli Alberi Erranti ricordano il nostro destino'


Salvatore Mereu, 'gli Alberi Erranti ricordano il nostro destino'
Salvatore Mereu, 'gli Alberi Erranti ricordano il nostro destino'

In gara a Locarno, "la sfida di mescolare i piani narrativi della storia di tre famiglie"

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(di Laura Valentini) "Gli alberi erranti del titolo stanno a ricordarci il destino che tutti noi abbiamo, che è quello di foglie un po' al vento alle quali però è data la possibilità di infilarsi nella folata che si vuole". Salvatore Mereu, regista di Alberi Erranti, in concorso al Locarno Film Festival, spiega così il titolo del film tratto dal romanzo "Alberi erranti e naufraghi" di Alberto Capitta e prodotto da Viacolvento con Rai Cinema. La storia è quella "di tre famiglie molto diverse ma anche, sottotraccia, della difficoltà di individuare un proprio posto al mondo e di trovare la propria anima gemella: quando questo accade, come alla fine tra Giuliano e Maddalena, si realizza il miracolo", dice all'ANSA il regista che con l'opera scelta per il concorso internazionale della rassegna, giunta alla 79/a edizione, porta sullo schermo il destino di tre famiglie in una dimensione che mescola realtà e favola. Ci sono i Nonne, ruvidi, sbrigativi e cattivi fino all'inverosimile; gli Arca, idealisti e sognatori che vivono in armonia con la natura; infine la famiglia "illuminata" del notaio Branca. Dallo scontro tra questi universi nasce un racconto di ricerca della propria identità e della libertà di essere se stessi. Al centro della narrazione il conflitto tra generazioni, in particolare quello tra padri e figli, e la paura dell'altro, di ciò che è diverso. Le difficoltà di trovare se stessi sono più accentuate per "i più giovani ai quali forse - osserva il regista - non garantiamo il modo giusto in cui vivere e perciò succede, come nella famiglia Nonne, anche di impadronirci delle loro vite nella convinzione di sapere qual è la strada giusta". Anche per questo, sottolinea ancora Mereu, "mi sembra un film che potrebbe essere apprezzato dai giovani e mi piacerebbe che fosse visto in particolare da questo pubblico: mi rendo conto che il formato 'lungo'" di 180 minuti "potrebbe allontanarli: abbiamo lavorato alla possibilità di una riduzione, ma abbiamo visto che il film perdeva molto e la mia speranza è che questa scommessa possa essere vinta; siamo sicuri che se il film viene scoperto anche grazie al passaparola e al festival possa avere una buona accoglienza e poi in generale non credo che il pubblico debba essere contingentato nelle forme. Con ben altro spunto narrativo, quello di una storia universale, e firmato da un grande regista come Nolan alla fine per le tre ore di Odissea nessuno ha battuto ciglio". La prima sfida è stata mescolare i piani della narrazione: "Già il libro aveva questa doppia anima: da una parte passaggi di crudo realismo, anche perché i cattivi sono cattivissimi e la protagonista sembra quasi la principessa delle fiabe, e al contempo ci sono fughe in avanti nella dimensione favolistica: questo doppio binario nel film è forse più complesso del libro, perché ogni volta devi soggiogare lo spettatore e convincerlo che tutto è realistico e plausibile. Insomma lo spettatore deve seguire il racconto più sull'onda dell'emozione che della verosimiglianza" sottolinea Mereu che individua in questo la "vera sfida del film: spero di averla vinta ma questo ce lo dirà il pubblico nella sala e in giuria a Locarno". Intanto, afferma, "sono molto contento che il film sia stato scelto per questo concorso: penso sia il festival giusto per questo film dove si guarda al cinema e contano meno il contorno, i divi, il tappeto rosso, quello che prende sempre più importanza nei festival".

F.Abruzzese--PV